La rivista Charlotte mensuel, autoproclamatasi erede di Charlie mensuel, si è vista negare l’accreditamento da parte della Commissione Paritaria delle Pubblicazioni e Agenzie di Stampa (CPPAP), una decisione che mette a rischio la sua stessa esistenza. La redazione denuncia quella che definisce una «tentativa di censura mascherata d’altri tempi».
L’organismo, che fa capo al Ministero della Cultura francese, ha rifiutato per due volte di concedere il prezioso riconoscimento che garantisce vantaggi fiscali e postali, considerati dalla redazione di Charlotte mensuel «indispensabili per qualsiasi pubblicazione, soprattutto nell’attuale contesto di crisi delle vendite della stampa cartacea».
L’AFP riporta che la decisione è motivata dal fatto che «il contenuto della pubblicazione, dedicata al fumetto, è costituito in prevalenza da articoli a carattere atemporale e informazioni prive di un legame diretto con l’attualità». In un primo momento, la CPPAP aveva anche rilevato «la presenza di diverse illustrazioni a carattere pornografico», un’obiezione che non è stata riproposta in sede di ricorso da parte dell’editore.
Come ricorda l’AFP, le normative impongono due condizioni per ottenere lo status di pubblicazione di informazione: da un lato, i racconti a fumetti non devono superare, singolarmente, la metà della paginazione totale; dall’altro, la rivista deve dedicare almeno il 10% del suo contenuto a rubriche di attualità, come recensioni di nuove uscite, interviste o critiche.
Nel primo numero di Charlotte, uscito a ottobre, questi requisiti sembrano essere rispettati: accanto a fumetti firmati da Florence Cestac, Chris Ware, Bastien Vivès e Florent Ruppert, dodici pagine di articoli sono dedicate a storie legate alla storia del fumetto e alla cultura popolare, anche se alcuni argomenti risalgono al secolo scorso.
Secondo un comunicato della redazione, questa decisione equivale a una «tentativa di censura amministrativa mascherata», diretta in particolare contro alcune tavole di fumetti degli anni ’80 e ’90, firmate da Andrea Pazienza, Jordi Bernet ed Enrique Sanchez Abuli, giudicate dalla CPPAP come suscettibili di «scioccare il lettore con una rappresentazione degradante della persona umana che lede la sua dignità e il decoro».
La redazione di Charlotte mensuel grida «alla decisione ingiusta, alla censura d’altri tempi e all’eccesso di potere arbitrario», e ricorda che questi autori sono «internazionalmente riconosciuti» e che le loro opere sono state «ampiamente tradotte e acclamate». Sotto un post di Instagram, Bastien Vivès – che è egli stesso accusato di diffusione di immagini pedopornografiche per i suoi fumetti – fa notare che «una rivista di fumetti come Fluide Glacial o anche FURIA [rivista di attualità satirica di estrema destra, NdR] beneficia dell’accreditamento CPPAP».
L’editore, Les Bons Pères de Famille, denuncia un abuso di potere e intende far valere i propri diritti in tribunale. «Vogliono assassinare Charlotte», si indigna la redazione, che annuncia di aver adito il Tribunale Amministrativo.
Creata nel 2024 e orchestrata dall’editore e autore Vincent Bernière, già ideatore della nuova formula di Métal Hurlant, Charlotte mensuel si presenta come l’erede di Charlie mensuel, la rivista di fumetti da cui è nato Charlie Hebdo.